Continuiamo a parlarci addosso e le cose cambiano poco

Quanto scriviamo di marketing, comunicazione, web 2.0 (brrr… questo termine mi fa venire sempre i brividi), pr, strategia, ecc ? Quanto realmente le cose stanno cambiando? Non è che forse ci stiamo parlando troppo addosso senza contagiare il mondo esterno?

Attenzione, includo anche me in questa categoria. Sia come “blogger” sia come lettore. Chi mi legge è qualcuno che ha già la sensibilità sui temi e, quindi, cerca conforto alle sue idee nelle idee degli altri. Così come vado in cerca di determinati temi in rete perché ho già la sensibilità, la curiosità personale nel volerli approfondire.

Non è un approccio vincente. E’ inutile stare qui a dire “come dovrebbe andare il mondo” senza dire al mondo la nostra opinione e senza sentire quali sono le barriere all’ingresso. E’ lo stesso principio per cui un marketer non dovrebbe stare chiuso in ufficio a guardare i freddi numeri di budget, dati demografici, ecc. ma dovrebbe uscire e parlare con la sig. Pina o con il commenda Mario Brambilla di turno per capire cosa vogliono.

Penso personalmente che sia tempo di uscire da questo circuito di autoreferenzialità e, almeno, tentare di confrontarci con i nostri committenti. Di parlare con la loro lingua ed i loro riferimenti culturali, per fare capire che quello che si propone non è un attentato, ma un mezzo per farli lavorare meglio. Ma soprattutto, ascoltare quali sono le REALI motivazioni che li rendono restii a determinati approcci.

Un lavoro lento, lungo, ma che va necessariamente fatto.

PR, B2B E SOCIAL MEDIA

Ho condiviso anche su FriendFeed l’interessante post di Wendy Marx su B2BMMarketingPosse. Si inserisce bene nella discussione di come i social media possono essere applicati alla comunicazione B2B.

Chiaramente ogni strumento ha le proprie regole, quindi il lavoro del PR che intende utilizzarli aumenta in modo esponenziale a seconda della quantità e del tipo di social media utilizzato. Quindi, come evidenzia Wendy riassumendo il post di Sherik, un comunicato stampa deve:

Essere ottimizzato per i motori di ricerca – (si, mi piace!)

That means having a headline and keywords (typically three is recommended) sprinkled within your release. It means having a short headline that will be visible within the 65 characters Google displays. It means having hyperlinks and a call to action. Your call to action can be a special offer or the opportunity to get a new article or white paper or book chapter. Ideally, you’ll have a landing page connected to your call to action making it easy for someone to get to and easy for you to track your results.

Deve avere una versione per i social media – (si, anche questo…)

We find a good way to do this is to use PitchEngine, which not only lets you quickly create a social media release but lets you propagate your release online via sites like Delicious and Stumble Upon. This makes it easy for others both to find and share your release.

Onestamente non conoscevo PitchEngine, ovvero un servizio per gestire i social media come press target ed avere un’agenzia che si occupa di raccogliere e diffondere i comunicati. Comunicati che, ovviamente, non sono nel formato classico ma studiati per essere indicizzati e richiamare l’attenzione del “lettore”.

Ad ogni medium il proprio messaggio – (verissimo, ma…)

E’ chiaro come su Twitter ci siano dei limiti “fisici” di lunghezza (i famosi 140 caratteri) e che necessariamente non si potrà inviare un comunicato classico. Il Tweet, quindi, dovrà avere un titolo conciso e di richiamo e, grazie a TinyUrl o altri, si dovrà inserire il link all’approfondimento.

In relazione a Linkedin, pare che Sherik suggerisca di andare a pubblicare i comunicati nei principali gruppi B2B. Io personalmente ritengo che sui social network sia praticabile solo in parte la mera diffusione dei comunicati. Se da utente posso tollerare, anche se poco, un Tweet o un post su Friendfeed, andrei cauto nell’inserimento di un SMR su una news di un gruppo. Un social network è un momento di condivisione, di confronto, di scambio di idee. Postare un comunicato così “a ciel sereno” da utente lo troverei invadente, fuori luogo e, soprattutto, mass-mediatico.

La soluzione per cui opterei, piuttosto, è l’apertura di una discussione su un argomento (coerente al gruppo), coinvolgere i partecipanti e a quel punto, sempre se coerente con la discussione, suggerire il link. Meglio ancora. Sui social network non posterei comunicati, ma attiverei discussioni. Poi dipende, ovviamente, dall’obiettivo che ci si prefigge. E’ chiaro infine che questo approccio richiede partecipazione attiva al network e non è automatizzabile. D’altronde, i social network non si chiamano così proprio perché il fine è la socializzazione?

L'advertising cambierà per sempre

Advertising will change forever” è il titolo dell’articolo di Josh Bernoff pubblicato oggi su AdvertisingAge. Attraverso i dati di Forrester Research, Bernoff rimarca quanto molti di noi sottolineano da un pezzo: l’advertising classico è morto.

Se la tendenza effettivamente è questa, si apre il capitolo dell’editoria dei mass media. Come dice Beroff:

It means media is in trouble, or at least in the middle of a transformation. For example, online video ads, which will be about $870 million this year, will grow to over $3 billion in 2014. What will this do to networks plans to put more of their shows online in places likeHulu. How will it accelerate some newspapers plans to become more and more centered around online?

Qui si scatenano le ipotesi. Io sono convinto che l’editoria classica non debba “morire” ma è altrettanto ovvio che, spostandosi gli investimenti pubblicitari verso l’on-line, i modelli di business devono cambiare per sopravvivere. C’è chi vorrebbe “ribaltare” i ricavi derivanti dalla pubblicità sul lettore, ma non credo sia una mossa vincente.

Personalmente  ritengo  sia più opportuno rivedere i modelli di offerta per gli “inserzionisti” (termine che presto sarà desueto).  E se, effettivamente, gli eventi sono lo strumento che assieme all’on-line registrano un calo più contenuto, la risposta è abbastanza semplice. Senza dimenticare, però, che chi investe ESIGE dei ritorni.

Social Media e B2B, luci e ombre

image linked from PR-MEDIA BLOG

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Attenzione, vi svelo un segreto: i social media si basano sulle persone! (che scoperta, eh?). Ve ne svelo (anzi vi ripeto quello che ho detto prima qui e poi qui) un altro: anche il B2B si basa sulla relazione tra le persone. Quindi condivido quanto dice Dirk Shaw su Social Media Today:

“The phrase B2b has always puzzled me; it implies that two businesses or logos are conducting a transaction. When in reality it is people who are making the decision.”

Gira e rigira la questione rimane sempre la stessa: è la relazione che conta. E se il Consumer riesce a sfruttare il social media per creare una relazione con migliaia/milioni di persone, perché non potrebbe sfruttarlo il B2B che dalla sua ha il vantaggio di avere un numero più contenuto di contatti?

Come è sottolineato da PR-SQUARED è una questione di mentalità:

“Arguments against tapping Social Media in B2B circles range from “we already know all of our customers” to “we have a very technical, specialized product” to “our customers are very conventional,” etc.”

Cambia la lingua, ma gli argomenti sono quelli che si sentono quotidianamente.

Tuttavia, è confortante leggere l’indagine di Forrester Research sui Buyer B2B. Alcune evidenze emerse dalla ricerca:

  • 91% of these technology decision-makers were Spectators — the highest number I’ve ever seen in a Social Technographics Profile. This means you can count on the fact that your buyers are reading blogs, watching user generated video, and participating in other social media. Note that 69% of them said they were using this technology for business purposes.
  • Only 5% are non-participants (Inactives).
  • 55% of these decision-makers were in social networks (Joiners) — despite as mature businesspeople and not college students, you’d think they’d be participating a lot less.
  • 43% are creating media (blogs, uploading videos or articles, etc.) and 58% are Critics, reacting to content they see in social formats. Again the numbers are very high compared to other groups we’ve surveyed, and again the level of participation for business purposes is also very high.

Chiaro è che non si deve farsi prendere da facili entusiasmi. Come evidenziato nell’articolo di Reid Carr, una strategia sui social media ha senso se il nostro target è on-line.

Transbalkanica, il Primo videomagazine transfrontaliero del Nordest

Vi segnalo che  ogni lunedì alle ore 21.30 (per tutta l’estate) va in onda su Telechiara TRANSBALKANICA, il primo videomagazine transfrontaliero del Nordest, frutto di una serie di scambi culturali con le tv locali o nazionali dei paesi dell’ex Yugoslavia realizzato da Giulia Salmaso.

Si tratta del primo caso di coproduzione internazionale per una tv locale del Nordest, poiché il programma è stato realizzato da team multinazionali che hanno collaborato assieme a Giulia Salmaso, nei mesi scorsi, mettendo a disposizione le proprie attrezzature in loco e coinvolgendomi poi anche nello sviluppo tecnologico del progetto e nella fornitura di immagini del territorio.

Transbalkanica vuole raccontare ogni Paese balcanico con uno sguardo informale alle sue città, ai suoi cittadini, alle sue abitudini con particolare attenzione alla cultura, alla ricchezza artistica e alla valorizzazione del patrimonio naturale e ambientale.

Transbalkanica non è un documentario patinato su un paese che non c’è o che è vero solo per l’obiettivo della telecamera: è un diario di viaggio reale dove si trovano sia nozioni essenziali per conoscere le bellezze del territorio visitato sia interviste con personalità e gente comune, rilevando incongruenze, curiosità e somiglianze con il Nordest.

Transbalkanica nasce come sviluppo operativo di un progetto di collaborazione internazionale finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Ufficio Veneto in Europa della Regione Veneto.

Il programma andrà in onda ogni lunedì alle 21.30 a partire dal 6 luglio (e prossimamente sarà disponibile su YouTube, presso il canale di Telechiara): le prime 4 puntate sono dedicate alla Macedonia, le altre a Romania, Bosnia e Slovenia.

Per chi non ricevesse Telechiara, segnalo che tutte le puntate saranno disponibili a partire dal giorno sucessivo alla messa in onda sul Canale YouTube di Telechiara (http://www.youtube.com/user/TelechiaraProduzioni).

Transbalkanica è inoltre su Facebook con una pagina dedicata al programma con foto, video e possibilità di interazione all’insegna del web 2.0!

La rivoluzione della comunicazione

Non dovrebbe stupire il rapporto “Comunicare Domani” di AssoComunicazione presentato ieri a Milano. I dati a colpo d’occhio vedono consolidarsi (al di là della congiuntura economica) il crollo dei media tradizionali (TV, RADIO, STAMPA) a favore dei media digitali e delle forme di comunicazione relazionale (Eventi, Pubbliche relazioni).

L’advertising classico è morto (anche quello WEB, anche se per ora i dati dicono il contrario) ed i motivi sono quelli lamentati da tutte le imprese: impossibilità di monitorare il ROI, l’esigenza di pianificare a medio lungo anche per il brand awareness e i conseguenti investimenti richiesti, nonché i costi di creatività che tutti tendono a mettere in secondo piano e che, per essere efficaci nella comunicazione, non possono essere una tantum.

Quanto emerge dal rapporto non è solo il frutto di una crisi congiunturale, che sicuramente sta accelerando il processo. E’ la crescente consapevolezza da parte dell’impresa di voler raggiungere direttamente il proprio target, conoscerlo per nome e cognome e di agganciarlo in tempi rapidi. In sintesi: di monetizzare gli investimenti nel breve.

Infatti le pubbliche relazioni crescono del 2,4%; gli eventi del 3,8%; il mobile advertising dell’8%; il search engine addirittura del 12%; l’email marketing del 4%. Il Direct Marketing, invece registra uno 0%. Il D.M. rimane invariato perché, così come l’advertising tradizionale, è sovrautilizzato ed il target ne è sovraesposto. Chi non è del mestiere difficilmente si ferma a leggersi i depliant o le offerte che a tonnellate riempiono la cassetta delle lettere. Se non sbaglio, inoltre, il ROI del D.M. si attesta attorno all’1%, quindi figuriamoci l’economicità dell’iniziativa.

I media digitali oltre ad avere dei costi di produzione mediamente inferiori (ma NON ZERO) rispetto ai tradizionali, hanno dalla loro la misurazione, la targetizzazione e la possibilità di entrare direttamente in contatto con il potenziale cliente. Anche l’email marketing (IMHO) a breve vedrà la propria fine, a meno che effettivamente non cambi nell’approccio abbandonando l’approccio “volantino” e l’email torni ad essere uno strumento di relazione.