Internet costa diverso

Internet costa diverso - Img source: Mirren.com

Internet costa diverso. I costi reali della rete non si misurano in tecnologia,  ma in tempo e conoscenza del mezzo.
  • Tecnologia:  può costare effettivamente meno
  • Ammortamento: migliore grazie alla scalabilità
  • Richiede continuità di lavoro/persona
  • Richiede conoscenza dello strumento e competenze trasversali
  • il lavoro inizia  e non finisce con il go-live

Quando la creatività era un mestiere

Una volta la creatività era un mestiere. Il pubblicitario, l’artigiano della comunicazione.

Qualche settimana fa Marco Testa ha scritto su SETTE un memoriale al padre Armando in cui ricordava il modo di lavorare di uno dei più importanti pubblicitari italiani.

Quanto traspariva è quello che oggi vedo mancare sempre più spesso sia nei team interni di comunicazione sia nelle agenzie: il tempo della creatività, cioè il tempo che richiede il pocesso creativo, la condivisione, il “brief”, il confronto, l’elaborazione delle idee.

Capita anche a me di sentirmi richiedere estemporaneamente: “inventati qualcosa per promuovere il prodotto. Ah sì, mi serve per domani”. Ovviamente questo esaurisce tutto il patrimonio informativo sui cui lavorare.

La creatività è un processo che ha pari dignità di qualsiasi attività progettuale e che, ancor più che in altri ambiti, richiede collaborazione. Marco Testa diceva che suo padre “da buon comunicatore” chiedeva il parere di tutti perché non voleva che il suo messaggio non fosse capito; chiedeva il parere di tutti e li stava ad ascoltare.

Quante sono le agenzie che oggi praticano i test sui messaggi? Chiaro, non è solo colpa loro. I ritmi di lavoro sono talmente “frenetici” che non lasciano il tempo di coltivare il processo creativo. Ma perché si accettano dilazioni di tempi sulle stime di progetto (edilizia, software, ingegneria) e non in quello creativo?

C’è una visione distorta, un po’ naif, del “creativo” quale artista parigino armato di basco, pipa e oppio. In realtà il creativo è esattamente l’opposto, se è un professionista. Se non si coltiva il processo creativo il risultato è inevitabile: format pubblicitari alla Endemol in cui cambi prodotto, cambi payoff e hai la stessa pubblicità per settore merceologico. Economie di scala? No, stitichezza creativa.

Energia: imparare dal web

Energia: imparare dal web

Se tra i vostri contatti Facebook, Twitter, LinkedIN avete followers residenti in altre nazioni, avrete fatto caso che dalle 4 del pomeriggio in poi si assiste ad un turn over degli utenti perchè, mentre noi usciamo dagli uffici e entriamo nella fase “notturna” un’altra parte del mondo inizia la propria attività. In linea teorica, quindi, io potrei rimanere collegato H24 ed essere continuamente alimentato da informazioni.

Uno dei limiti del fotovoltaico, dell’eolico e di altre fonti rinnovabili è che in assenza di sole o di vento i sistemi smettono di generare energia e, come ricordava Chicco Testa ieri sera a Otto e mezzo, o si trova il modo di immagazzinarla o ci si deve attaccare alla “cara vecchia mamma Enel”. Ma se fossimo in presenza di un sistema distribuito “planetario”, in modalità peer-to-peer all’interno di una rete integrata? E’ chiaro che nei momenti di calo energetico, la rete sarebbe in grado di trovare altre fonti da cui attingere. Un po’ come avviene con Torrent e eMule che prelevano i file da più fonti e distribuiscono il download a seconda delle richieste. Un sistema che permetterebbe agli stati di non preoccuparsi dell’auto-sufficienza e consentirebbe di poter contribuire ciascuno per le fonti a disposizione. Non è importante se ho un 486 o un mainframe, l’importante è condividere quello che si riesce a produrre.

Su scale minori esempi di questo tipo esistono in Alto Adige e in Germania. Vivono, comunque, legati ai micro-climi e quindi sono sistemi a black-out potenziale. Il limite sta proprio in una logica di sistema chiuso. Ma se fossero realmente distribuiti e connessi a una rete mondiale?

Trasformando ciascun edificio in una piccola centrale – come dice Jeremy Rifkin nell’intervista rilasciata al magazine SETTE del 22 Aprile 2010 –  non sarebbero più necessari centrali e mega impianti di generazione e distribuzione. Il costo di mantenimento, anche a livello centrale, si ridurrebbe e si manterrebbe adottando una logica, sempre proveniente dal P2P, che chi più “condivide” più guadagna sia in priorità sia, potenzialmente, a livello economico.

Il primo passo verso questo: piani edilizi che impongano edifici autosufficienti – come quelli descritti nel primo numero di WIRED – che permettono di essere autonomi dalla rete nazionale, al costo di 1000 euro a metro quadro.

Telemarketing: arriva il registro blocca-chiamate

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Sta per essere istituito, finalmente, il registro blocca-chiamate presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Il registro sarà istituito attraverso un decreto in fase di approvazione che recepisce la Direttiva Europea 58/2008. Il tutto entro il 25 di Maggio.

Pur essendo un marketer ho sempre avuto una avversione al telemarketing e credo che l’istituzione del registro sia un atto dovuto. Anzi, penso che dovesse essere istituito a prescindere dalla Direttiva. Tuttavia il fatto che questo avvenga su scala comunitaria permetterà di essere maggiormente tutelati.

Un caso di Telemarketing invasivo

Qualche giorno fa sono stato contattato (con numero chiamante nascosto!) da EON – attualmente mio fornitore di GAS – per propormi di passare con loro anche per l’erogazione di energia elettrica. Mi hanno chiamato in orario di ufficio (verso le 17.00), chiedendomi di prendere un conto ENEL per fare le verifiche. Ovviamente ho detto loro che non potevo rispondere perchè impegnato. Mi chiedono quando chiamare ed ho indicato come orario dopo le 19.00 – ovviamente mai arrivate.

Queste telefonate si sono ripetute per più volte alla stessa ora con la medesima successione di scambi tra me e l’operatore. L’ultima volta mi chiede: a che ora possiamo contattarla? Io dico le 21.00 o, meglio, che mi mandino una email con la proposta. L’operatore, quindi, mi dice: beh a questo punto vada sul nostro sito e trova tutti i dettagli.

… dopo 5 telefonate?!? …

Mi sa che non hanno letto i miei 8 consigli da utente!

Il cono del silenzio

Cone of Silence è l’espressione coniata da Mike Johansson in questo post per identificare quel fenomeno per cui l’abuso di social media possa far perdere il contatto con la realtà. L’espressione è riferita in particolare al mondo business, ma quanto descrive M.J. nel post è applicabile anche alla vita sociale di tutti i giorni.

The “cone” is that space where you are so surrounded by online input that it feels like you’re on top of everything: You’re following the best blogs in your industry. You follow the smartest people on Twitter. You are involved in the deepest discussions on relevant LinkedIn groups. In a nutshell you’re so plugged in you’re the go-to person for what’s hot, what’s new and what’s over the horizon.

[…]

So who are you likely ignoring (or at least not paying enough attention to)?

Le persone.

L'insostenibile leggerezza della parola

L'insostenibile leggerezza della parola

Le parole sono suoni che danno concretezza al pensiero. Non solo. Sono il mezzo attraverso cui si descrive e si dà forma alla realtà, ancor più dell’esperienza sensoriale.

Sin dall’antichità, quando l’homo sapiens articolò i primi suoni e creò i primi linguaggi, l’umanità ha dato un significato profondo alla parola. I racconti degli aedi non erano epica, ma narrazioni di fatti e avvenimenti. Le avventure di Odisseo erano storia. La magia si basa sul controllo della realtà attraverso la parola. Gli stessi romanzi hanno contribuito a plasmare la realtà di generazioni, tanto che anche oggi molti dei riferimenti culturali si basano su “parole” e narrazioni.

Ecco che, quindi, la parola ha il potere di FARE, di creare. Per questo motivo va utilizzata con cautela ed attenzione. Si assiste oggi ad un utilizzo leggero della parola. Crisi di governo si possono scatenare per una affermazione non ragionata. Forse proprio oggi, nella società della conoscenza nel mondo delle reti, questa importanza è ancora più forte. Se prima si poteva contare sulla propagazione limitata degli effetti – che rimanevano geograficamente circoscritti – nell’era della società globale non è più possibile.

Il battito d’ali di una farfalla in India può scatenare un uragano in Messico.